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[WG | esteri 05/07/2008 19:40] |
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[WG | esteri 17/05/2008 10:38] |
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[WG | esteri 09/05/2008 21:09] |
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Di cose da dire ce ne sono parecchie. Dopo le "epistole Berlusconiane" la scorsa settimana ne sono successe di tutti i colori. A parte i fatti terribili di Catania sui quali calo un rispettoso silenzio, se non altro per il rispetto verso la morte di una persona e per tutte le forze dell'ordine che ogni giorno ci difendono da mascalzoni mettendo a repentaglio loro stessi per la nostra incolumità (complimenti ai Piacentini ed ai Livornesi che non si smentiscono mai), vorrei soffermarmi sul fatto politico che ha catalizzato le attenzioni questa settimana. E non è una cosa che passerà via tanto liscia all'interno della maggioranza. Da sempre sostengo come la politica estera sia il vero tallone di Achille dell'Unione. Ma di questo ne parliamo dopo. Di quello che è accaduto, una costante mi salta subito all'occhio, La città di Vicenza. E' incredibile come questa città alla fine sia il laitmotiv principale delle debacle di Romano Prodi e del suo Circo stabile. La sfuriata di Berlusconi a Vicenza del pre 9 Aprile, ha rimescolato le carte con un colpo di coda del centrodestra verso il quale ormai nessuno ci avrebbe puntato su neanche un "nichelino". Sempre Vicenza quindi che torna prepotente alla ribalta della cronaca, ancora una volta, per i fatti dell'ampliamento della base USA. Il "sì" di Romano Prodi ha incrinato il "confine di guardia" fra sinistra massimilista ed il resto del governo della maggioranza causando l'ennesima "crepa". Prodi spesso è stato schiavo della sinistra radicale in questa legislatura riguardo parecchi temi. L'ultima Finanziaria ne è testimonianza. I riformisti in questo ne hanno parecchio sofferto, tant'è che evidentemente questa volta non hanno voluto sentire le ragioni. Ma facciamo un passo indietro. Questo fatto , successo tempo fa, forse può essere il giusto preambolo per spiegare la waterloo dell'Unione in Parlamento. Proprio sulla proposta di Amato di allargare la "concertazione" con la casa delle libertà, riguardo la riforma elettorale, sono iniziati i guai. Infatti il ministro Parisi, andando contro le parole del premier, aveva dato "spago" all'idea del ministro Amato. Proprio Parisi, il creatore dell'Ulivo, quel "manifesto" che ha dato a Romano Prodi (ancora oggi senza partito) la possibilità di scendere (purtroppo per noi e per fortuna di Bruxelles) ancora una volta in politica. Il vero delfino di Prodi è Parisi. Ed è proprio da Parisi che arriva la caduta del professore, partendo proprio dai primi scricchiolii accusati sulla questione della legge elettorale. Potrebbe essere che il "sì" a Vicenza di Prodi derivi proprio da un ultimatum di Parisi seccato di soccombere sempre alla sinistra radicale? Chissà. Fatto sta che adesso si cercherà di "rattoppare" le magagne con un vertice che, a mio parere, somiglierà tragicamente al conclave di Caserta portando al nulla più totale. Ormai i problemi della maggioranza sono evidenti, ed in politica estera, sono addirittura dei "fossati" per cui non basterà "un ponte levatoio" provvidenziale.
Tutti all'interno della maggioranza sono un pò sorpresi ed in inbufaliti dell'accaduto a Palazzo Madama. L'unico " non sorpreso" sembra appunto Parisi, il vero regista della caduta Unionista. Assenze tattiche da parte di alcuni senatori della maggioranza e i 152 sì contro i 146 no, sono stati solo il contorno del "grottesco teatrino" rappresentato dall'Unione al Senato. Complice anche un "odg" (favorevole a Parisi) della Cdl che finalmente ha tirato fuori le unghie usando la politica invece della parole a vanvera. Lo sconcertante sta nel fatto che l'Unione sia arrivata a votare dopo aver proposto un suo testo (approvato per alzata di mano) concernente "una conferenza sulle servitù militari in Italia" a confermare gli intenti di revisione degli accordi con gli USA contenuti nel programma elettorale dell'Unione, proprio subito dopo la comunicazione dell'approvazione di Parisi all'ampliamento della base di Vicenza. Se non è una barzelletta ditemelo voi. Angela Finocchiaro aveva provato, in mattinata, a bloccare qualsiasi testo proposto dall'Unione limitandosi alla tattica di bloccare tutte le proposte della Cdl, ed invece niente. Non solo la sinistra radicale aveva richiesto una consultazione loale sull'ampliamento della base sburgiardando Prodi sul sì già dato, ma anche ponendo in discussione il discorso di Parisi, il quale non deve averla mandata giù. A quel punto per la Cdl è stato facile accettare il discorso di Parisi costringendo i senatori Unionisti moderati ad andare dietro al centrodestra. Addirittura per non votare contro Parisi i senatori: Bordon, Manzella, Zavoli, Dini e Manzione sono andati via dall'aula. Notare , a riprova di quello che dicevo prima, che il 90% di questi sono uomini del premier. Altri quattro si sono astenuti (l'astensione ha una valenza di voto contrario), mentre persino Andreotti ha dato l'assenso. Ora Parisi esige un chiarimento nella maggioranza dopo aver dimostrato che i Prodiani, con enorme confusione, si sono schierati contro il ricatto della sinistra massimalista la quale, per giustificarsi si è rifatta alla mozione della maggioranza dando la colpa "ai centristi" dell'Unione. I Dalemiani per il momento sono in silenzio, almeno finche D'Alema non tornerà dai suoi "giri giapponesi". Il fatto è comunque lampante e dimostra come l'Unione non abbia ne capo ne coda in molte delle sue posizioni politiche e che prima o poi doveva succedere. Questo governo non durerà 5 anni. Il fatto è: quanto resiteranno? Forse è proprio sulla politica estera che alla fine il governo troverà pane per i suoi denti. Il Centrodestra sta chiedendo a gran voce le dimissioni di Prodi che non arriveranno mai. Almeno fino alla riforma della legge elettorale. Il poi si vedrà. A rileggerci. [Chris72 | esteri, prodi, maggioranza, unione 05/02/2007 11:05] |